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Il Blog di Rifondazione Comunista di Assisi


venerdì 12 aprile 2013

Rifondazione: serve una svolta




dalla Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista

La fase di confusione che regna sul dopo elezioni conferma che non ci troviamo davanti ad una rivoluzione e all'apertura di una nuova fase ma piuttosto davanti alla crisi organica della Seconda Repubblica senza che sia presente una alternativa: noi vogliamo costruirla.

In primo luogo assistiamo al trionfo del politicismo da parte di tutti i soggetti in campo, vecchi e nuovi, con una discussione attorno al nodo del governo che si è rivelata in larga parte finta. Tutti stanno in realtà proseguendo la campagna elettorale e nello stesso tempo la vera posta in gioco su cui si misurano disponibilità ed alleanze è quella del Presidente della Repubblica. Il tema dei contenuti, dei problemi del paese, è del tutto secondario e per certi versi puramente strumentale.

In secondo luogo occorre sottolineare come le posizioni politiche di PD e M5S siano incapaci di fornire una risposta positiva di uscita dalla crisi e di valorizzare il positivo superamento del bipolarismo che le elezioni hanno determinato. E’ assai significativo che i temi della patrimoniale, del blocco dei licenziamenti o della messa in discussione dei trattati europei - a partire dal Fiscal Compact - non siano nemmeno emersi nella discussione. Nel confronto tra PD e grillini, da un lato la proposta del PD era del tutto inadeguata e dall'altro Grillo ha scelto la strada dell'arroccamento contro i partiti invece di aprire un confronto su proposte chiare da opporre al PD. Per altro verso Napolitano ha usato la situazione di stallo per determinare quella vera e propria forzatura costituzionale che è stata la nomina dei 10 "saggi", per riaprire la strada ad un governo di larghe intese che prelude alla prosecuzione delle politiche economiche neoliberiste e ad un ulteriore scardinamento della Costituzione. PD e M5S hanno così concorso pesantemente a determinare un quadro politico che – pur nella sua instabilità - è molto più arretrato di quanto aveva espresso il popolo italiano con il voto.

In parallelo alla vicenda parlamentare italiana stiamo assistendo all'ennesima catastrofica crisi finanziaria dell'area Euro che ha come epicentro - per ora - il sistema bancario cipriota. Nell'evidenziare il positivo ruolo di interdizione che hanno giocato i comunisti ciprioti di AKEL, che unitamente alle altre forze della sinistra sono riuscite a bloccare il primo piano della troica, dobbiamo registrare ancora una volta come le politiche proposte da Bruxelles sotto le direttive della Merkel - nella completa afasia del partito socialista europeo e di Hollande - siano completamente sbagliate e aggravino pesantemente la crisi.

Entrambi questi esempi - nazionale ed europeo - ci parlano della necessità di ridefinire e rafforzare una proposta antiliberista ed anticapitalista in Italia ed in Europa. Ci parlano della necessità di rafforzare il Partito della Sinistra europea, ci impongono una svolta nella vita di Rifondazione Comunista e ci chiedono di dar vita ad una sinistra di alternativa in Italia.

Questa situazione ci parla della contraddizione bruciante tra la necessità oggettiva dell’ alternativa e la nostra debolezza soggettiva, sottolineata dalla pesante sconfitta elettorale di Rivoluzione Civile. Il punto su cui riflettere a fondo riguarda quindi la possibilità di trasformare la necessità dell'alternativa nella maturità dell'alternativa.

La sconfitta elettorale non mette in discussione le ragioni dell'esistenza di Rifondazione Comunista ma ci obbliga ad una forte innovazione, ad una svolta. Non mette in discussione le ragioni dell'esistenza di Rifondazione innanzitutto perché il tema comunismo è più che mai attuale dentro questa crisi organica del capitale che mostra appieno la sua incapacità a dare una risposta alle domande di democrazia, giustizia sociale e sostenibilità ambientale. In secondo luogo perché Rifondazione Comunista rappresenta un tessuto di militanza e di intelligenza politica indispensabile per qualsiasi progetto di alternativa.

Per determinare la svolta abbiamo deciso di dar vita ad uno "Straordinario Congresso" da tenersi entro la fine dell'anno.

1)    Un congresso preceduto da una fase di riflessione aperta e approfondita sui nodi di fondo del nostro progetto politico, che sfoci in una conferenza programmatica entro l’estate. Per questo abbiamo deciso - a partire dalla presa d'atto della nostra sconfitta elettorale - che occorre definire meglio il nostro progetto, la nostra ragion d'essere, il nostro modo di funzionare, dando vita ad una vera e propria svolta. Si tratta di una discussione sui nodi di fondo della presenza comunista e della sinistra in Italia che parta dalla individuazione e dalla correzione dei nostri errori. Una discussione che  vogliamo fare con tutti e tutte coloro che sono interessati alla costruzione di una sinistra di alternativa. La Direzione nazionale invita tutti  i compagni e le compagne a partecipare ai seminari organizzati dalla commissione nazionale per il Congresso ed invita le Federazioni e i Circoli ad organizzare in sede locale momenti di approfondimento specifico.

2)    L'attività di riflessione teorica si deve però coniugare con una discussione di fondo sul nostro modo di essere, di funzionare e con il necessario rinnovamento dei gruppi dirigenti. A partire dalla pesantezza della crisi, dalla difficoltà ad organizzare una adeguata risposta popolare alle politiche neoliberiste, dal venir meno di ogni finanziamento pubblico, occorre ridefinire completamente il modo di funzionare del partito per renderlo efficace e sostenibile nel tempo. Occorre ridefinire i punti centrali di iniziativa politica: dal radicamento sociale a partire dai luoghi di lavoro, alla capacità di costruire conflitto sociale, collegamento tra le lotte, generalizzare le esperienze di mutualismo e solidarietà dal basso, per arrivare ad una più efficace e costante iniziativa sul terreno culturale come su quello della formazione e della comunicazione. Occorre rifondare la struttura organizzativa del PRC, ripensandola radicalmente.

3)    La rifondazione teorica e organizzativa di Rifondazione si coniuga nel nostro progetto politico con la proposta di fondare un soggetto politico unitario della sinistra di alternativa, costruito dal basso in forme democratiche e partecipate, nei termini descritti nella lettera aperta ai compagni e alle compagne di sinistra. Il rilancio di Rifondazione Comunista deve procedere parallelamente alla costruzione, anche in Italia, di una forte sinistra antiliberista, che trovi nella Sinistra Europea e nel Socialismo del XXI Secolo il suo naturale punto di riferimento. Tale proposta è ispirata dalla disponibilità del PRC a cedere la propria sovranità sul piano della rappresentanza elettorale ad un soggetto politico unitario della sinistra che sappia mettere al centro contenuti di lotta e programma di uscita da sinistra dalla crisi, senza più cadere nella logica e nelle lusinghe del sistema maggioritario e bipolare, che per sua natura tende a dividere e condannare la sinistra all'impotenza sia nella collocazione interna sia in quella esterna al centrosinistra. La proposta non è quindi volta a dettare condizioni o a erigere steccati di nessun tipo. Allo stesso tempo prende atto e cerca di superare, anche in senso autocritico, i limiti e gli errori che hanno determinato il fallimento, fino ad oggi, di tutti i progetti politici ed organizzativi che si proponevano l'unità della sinistra. In particolare l'idea che si potesse promuovere l'unità dall'alto, con accordi pattizi fra gruppi dirigenti, e quella secondo la quale ogni unità doveva essere preceduta dallo scioglimento previo dei soggetti politici esistenti, che ha sempre e solo provocato scissioni ed ulteriore frammentazione.

La Direzione nazionale ritiene altresì necessario intrecciare questa attività di riflessione e di approfondimento con la ripresa dell'iniziativa politica e propone quindi a tutto il Partito:

1) Un forte impegno nella campagna elettorale per le elezioni amministrative del prossimo 26/27 maggio a partire dalle realtà più importanti come quella di Roma. La nostra presentazione alle elezioni, in quasiasi forma avvenga, deve avere al centro punti programmatici discriminanti come la difesa dei servizi pubblici locali contro le privatizzazioni, il ruolo delle istituzioni locali contro la crisi e per un welfare di prossimità a favore dei cittadini più deboli, per la democrazia partecipativa contro la riforma liberista degli EELL.
2) Una campagna politica, che facendo leva sulla distanza tra il palazzo e i problemi della gente, rilanci le nostre proposte politiche sul terreno sociale così come il tema del proporzionale, contro le ipotesi di ulteriore riduzione degli spazi democratici e ristrutturazione regressiva del sistema politico – istituzionale.

3) Un forte impegno nella campagna referendaria di Bologna contro il finanziamento pubblico delle scuole private previsto per il 26 maggio.

4) La rimessa al centro del nostro lavoro politico il tema della ripresa del conflitto sociale. Abbiamo sottolineato il peso nello stesso esito elettorale dell’assenza di conflitto sociale nel paese e su questo dobbiamo agire sia localmente, sia operando per la piena riuscita della manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per il 18 maggio p.v. In questo quadro la Direzione nazionale ritiene necessario aprire immediatamente la discussione sul prossimo congresso della Cgil tra i compagni e le compagne iscritte, al fine di favorire la costruzione di una sinistra sindacale che proponga un netto cambio di indirizzo politico e sindacale.

5) L'organizzazione su tutto il territorio nazionale di assemblee sulla costruzione della sinistra di alternativa, a partire dalla lettera aperta approvata da questa direzione, che coinvolgano il complesso degli interlocutori - individuali e collettivi - della sinistra.

6) L'organizzazione entro le metà di aprile di una prima riunione dei segretari regionali sull'autoriforma del partito che apra – in rapporto con la Commissione Politica per il Congresso - un ampio percorso di discussione finalizzato all’organizzazione di un appuntamento nazionale in cui si ridefinisca la struttura, il modo di funzionamento del partito, le forme di autofinanziamento.

7) Il lancio su tutto il territorio nazionale della campagna di tesseramento al Partito della Rifondazione Comunista per il 2013.

In questo quadro di ripresa del lavoro politico, particolare attenzione e cura deve essere dedicata ai compagni e alle compagne e al partito in quanto tale. Per questo, oltre agli attivi e alle assemblee già convocate ed in via di convocazione, la Direzione Nazionale decide di aprire sul sito del partito due spazi di confronto orizzontale, che superino ogni barriera gerarchica e territoriale. In primo luogo uno spazio di confronto tra i compagni e le compagne sulla politica, a partire dai documenti approvati da questa direzione nazionale. In secondo luogo uno spazio di socializzazione delle pratiche del partito dai circoli alle federazioni ai regionali.

Su questa strada di rifondazione della rifondazione, la Direzione Nazionale decide di convocare per il 5 maggio una assemblea nazionale dei segretari di circolo.

Lettera aperta alle compagne e ai compagni della sinistra.
Care compagne e compagni,
le frammentazioni e la divisione della sinistra italiana sono l’esito della radicale sconfitta sociale e politica degli ultimi decenni, ma anche dei nostri errori soggettivi.
La ristrutturazione capitalistica prima e la crisi economica poi hanno causato un'impressionante regressione delle condizioni di vita delle persone, una crisi sociale che - al contrario di quanto accade in altri paesi europei e nonostante l'aggressione a diritti fondamentali conquistati in un secolo di lotte - non ha prodotto un conflitto sociale adeguato alla fase, anzi, si è determinata una vera e propria eclissi delle organizzazioni di massa. Solitudine, isolamento e un profondo sentimento di impotenza delle lotte difensive costrette a manifestarsi nelle forme più estreme, ne sono la conseguenza.
La medesima ristrutturazione ha investito il sistema politico-istituzionale: l’introduzione del sistema maggioritario e del bipolarismo ha condannato le forze e le culture di sinistra, a dover scegliere ad ogni appuntamento elettorale tra l’impotenza dentro il centrosinistra egemonizzato dal pensiero neoliberista e la testimonianza ininfluente all’opposizione, in un processo di continua erosione della propria credibilità.
Per altro verso i tentativi di riaggregazione che in questi anni abbiamo insistito a promuovere sono stati viziati da limiti soggettivi relativi alla natura stessa dei processi unitari messi in campo. Non si può costruire l’unità a partire da accordi di vertice fra organizzazioni ed aggregazioni che nel corso del tempo si sono divise, senza percorsi reali di condivisione democratica e partecipata di contenuti e priorità. Non si può costruire l’unità solo sulla base delle scadenze elettorali e meno ancora con l’unico obiettivo di superare quorum e sbarramenti con liste improvvisate ed espressione di equilibri incomprensibili ai più. Non si può costruire l’unità sulla base di pregiudiziali ideologiche od organizzative tese a pretendere scioglimenti, abiure ed ulteriori divisioni nelle già troppe organizzazioni esistenti.
Riteniamo sia necessario fare un salto di qualità che non ripeta gli errori del passato.
Per questi motivi la Direzione del PRC ritiene - autocriticamente e conscia dei propri limiti e della propria non autosufficienza - di offrire ad una libera discussione, non predefinita negli esisti, alcune idee che ritiene utili per poter determinare il salto di qualità che tutte e tutti sentono necessario.
1.      sarebbe necessario avviare un processo fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra sulla base della costruzione di una piattaforma antiliberista che delinei l’uscita a sinistra dalla crisi, che si connoti per l’autonomia e l’alterità rispetto al centrosinistra, per l’esplicito collegamento con tutto il sindacalismo di classe e i movimenti di trasformazione,  per il riferimento in Europa alla Sinistra Europea e al GUE.
2.      sarebbe importante che tale soggetto assumesse come centrale una piattaforma per la ricostruzione della sovranità popolare e la rifondazione democratica di ogni ambito della vita sociale e politica. Dalla democrazia nei luoghi di lavoro, allo sviluppo della democrazia partecipativa e diretta, alla ripresa di un’iniziativa costante per il sistema proporzionale sul terreno della democrazia rappresentativa.
3.      è indispensabile che il processo di costruzione di tale soggetto, non avvenga in modo  verticista e pattizio ma attraverso il coinvolgimento democratico e partecipato di tutte le persone concordi con gli obiettivi unitari, sulla base del principio una testa un voto. Che il soggetto unitario abbia piena titolarità sulla rappresentanza elettorale. Che le forze organizzate, locali e nazionali, che scelgano di attivarsi per il processo unitario senza sciogliersi, si impegnino a non esercitare vincoli di mandato ed a garantire la libera scelta individuale nell’adesione al nuovo soggetto politico da parte dei propri iscritti e iscritte.
E’ questa la proposta che mettiamo a disposizione del confronto a sinistra, nella convinzione che il popolo della sinistra debba e possa  costruire un nuovo soggetto politico unitario per la lotta, la partecipazione, la trasformazione.

giovedì 11 aprile 2013

No alla tortura, perché non accada più



di Patrizia Moretti
Presidentessa Associazione Federico Aldrovandi

Subito dopo la sentenza definitiva di condanna per l’omicidio di Federico Aldrovandi il Comitato Verità per Aldro, ora costituitosi in Associazione, ha deciso di unirsi alle iniziative per l’introduzione del reato di tortura in Italia, proponendo l’anno scorso una raccolta di firme diffusa da Avaaz che ha superato le 100.000 adesioni in una sola settimana.
Ci siamo così affiancati nella battaglia portata avanti da anni da organizzazioni umanitarie quali Amnesty International, Antigone e a molte associazioni fra quelle promotrici, oggi, della campagna delle tre proposte di legge di iniziativa popolare su Tortura, Carceri e Droghe.
Quando, insieme agli amici di Federico e a coloro che ci hanno sostenuto in questi anni, abbiamo deciso di costituire l’associazione non vi era infatti solo la volontà di ricordare un ragazzo che ha perso la vita tornando a casa per mano di chi avrebbe dovuto proteggerlo. C’era anche l’impegno a fare in modo che, per quanto possibile, ciò che è successo a Federico non potesse più accadere.
Il significato della nostra adesione alla raccolta firme che parte in questi giorni in tutta Italia è quindi nel testo dello striscione che ha accompagnato ogni nostra manifestazione in questi otto anni di ricerca di giustizia: «Per quello che non doveva succedere, per quello che non è ancora successo, perché non accada mai più».
Sembrerebbe quasi superfluo ricordare come l’introduzione della norma nel codice penale sia la naturale conseguenza della ratifica di trattati internazionali adottati da tutti i paesi civili, compreso il nostro. Ma la ratifica italiana risale al 1989 e da allora nessun Parlamento è riuscito ad introdurre nel nostro codice penale il testo che definisce crimini specifici commessi da appartenenti alle forze dell’ordine. Troppi sono i casi in Italia rimasti senza giustizia per l’assenza della definizione giuridica di tortura nel nostro codice.
L’introduzione del reato, non solo qualificherebbe il nostro sistema giuridico come democratico, ma avrebbe come primo risultato pratico un sicuro effetto deterrente; «perché non accada mai più», appunto.
Il sostegno dell’Associazione Federico Aldrovandi trova quindi il proprio primo fondamento in questa proposta di legge, ma si estende alle successive due proposte considerandole alta espressione di civiltà. Riteniamo infatti altrettanto importante ripristinare la legalità costituzionale nelle carceri, dove il sopruso contro la dignità delle persone è quotidiano, e abolire le parti più odiose e criminogene di due leggi fallimentari, la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi, fulcro della repressione di questi anni.
Saremo quindi impegnati in questi mesi, raccogliendo firme e promuovendo iniziative. Ma ci sentiremo impegnati anche dopo, vigilando affinché in Parlamento, una volta tanto, venga colta l’opportunità resa possibile dalle migliaia di adesioni che ci auguriamo si esprimeranno in questi mesi, consentendo finalmente al nostro paese di fare un passo avanti per l’affermazione dei diritti umani.
Info sulla campagna delle tre leggi: www.3leggi.it

Prc, una lettera "ai compagni e alle compagne" per costruire un soggetto politico unitario


“Avviare un processo “fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra”. E’ in sintesi il contenuto di una lettera aperta “alle compagne e ai compagni della sinistra” firmata, in chiave autocritica, dalla direzione nazionale del Prc. La lettera, che parte dalla constatazione delle frammentazioni e della divisione della sinistra italiana, giudicate come “l’esito della radicale sconfitta sociale e politica degli ultimi decenni, ma anche dei nostri errori soggettivi”, contiene una proposta in tre punti. Innanzitutto, costruzione di un soggetto politico unitario della sinistra, appunto, “sulla base della costruzione di una piattaforma antiliberista che delinei l’uscita a sinistra dalla crisi”, “e si connoti per l’autonomia e l’alterità rispetto al centrosinistra, per l’esplicito collegamento con tutto il sindacalismo di classe e i movimenti di trasformazione, per il riferimento in Europa alla Sinistra europea e al Gue”; secondo, “una piattaforma per la ricostruzione della sovranità popolare e la rifondazione democratica di ogni ambito della vita sociale e politica”. “Dalla democrazia nei luoghi di lavoro, allo sviluppo della democrazia partecipativa e diretta – si legge ancora nel testo della lettera - alla ripresa di un’iniziativa costante per il sistema proporzionale sul terreno della democrazia rappresentativa”; terzo, “è indispensabile che il processo di costruzione di tale soggetto, non avvenga in modo verticista e pattizio ma attraverso il coinvolgimento democratico e partecipato di tutte le persone concordi con gli obiettivi unitari, sulla base del principio una testa un voto”. Insomma, un soggetto unitario che “abbia piena titolarità sulla rappresentanza elettorale”. Le forze organizzate, locali e nazionali, che scelgano di attivarsi per il processo unitario “senza sciogliersi”, si dovrebbero poi impegnare “a non esercitare vincoli di mandato ed a garantire la libera scelta individuale nell’adesione al nuovo soggetto politico da parte dei propri iscritti e iscritte”. Per il Prc, infatti, “non si può costruire l’unità sulla base di pregiudiziali ideologiche od organizzative tese a pretendere scioglimenti, abiure ed ulteriori divisioni nelle già troppe organizzazioni esistenti. Riteniamo sia necessario fare un salto di qualità che non ripeta gli errori del passato”.

mercoledì 10 aprile 2013

Tutti condannati. Anche Stefano




di Ilaria Cucchi

La PM Loy durante la requisitoria afferma che ‘Stefano Cucchi, lungi dall’essere persona sana e sportiva (come invece sostengono gli stessi periti della corte) era invece un tossico dipendente da vent’anni (cioè dall’età di undici anni)’.
Ora capisco da chi ha saputo l’On. Giovanardi che mio fratello era uno ‘zombie sieropositivo’. Perché evidente…mente per lo Stato mio fratello era questo.
Poco contano le decine di testimonianze che affermano che Stefano stava bene e faceva tapirulan un’ora prima del suo arresto. Poco conta che nelle sue urine non vi erano tracce di droga.

Lui era un morto che camminava. Ed era ‘cafone ed arrogante’ perché era in crisi di astinenza. Non perché massacrato di botte.
Ed è morto perché drogato.
È morto per colpa sua.
E noi suoi complici.
Comprendo perfettamente tutte le famiglie che rinunciano ad avere un processo.

venerdì 5 aprile 2013

Mozione "Internet bene comune"


Il Partito della Rifondazione Comunista di Assisi propone al Consiglio Comunale di discutere la seguente mozione:

MOZIONE

Oggetto: Inserimento di “Internet bene comune ” nello Statuto del Comune di ASSISI

Premesso che
internet è uno strumento che ha rivoluzionato il modo di comunicare e di relazionarsi;
internet ha modificato gli stili di vita di gran parte della popolazione mondiale;
internet ha un ruolo fondamentale come strumento di emancipazione individuale e di massa, 
favorendo la conoscenza, l’informazione, il confronto;
internet favorisce processi di democratizzazione reale, di sviluppo sociale ed economico;
internet è un indiscusso strumento di libertà e di uguaglianza;

SI PROPONE

che internet sia riconosciuto come elemento positivo e qualificante della vita, che soddisfa i 
bisogni primari del sapere e della conoscenza. Che, pertanto, internet sia universalmente 
dichiarato un “bene comune”.
Per far ciò il Consiglio Comunale di Assisi si impegna ad inserire il concetto di “Internet Bene 
Comune” nel proprio Statuto e inoltre si impegna, per quanto di sua competenza, a 
potenziare le infrastrutture di rete e l’accessibilità alle informazioni per mezzo della stessa.

martedì 2 aprile 2013

La Costituzione congelata




di Massimo Villone

Napolitano ha surgelato la crisi. Il capo dello Stato, il governo pre-voto, il parlamento neo-eletto restano ciascuno al proprio posto. Nuovi sono solo i saggi, che dovrebbero dare a tutti lumi sul che fare. È opinabile che sia la via utile e costituzionalmente corretta.
Su una cosa Napolitano ha ragione. Un governo esiste, comunque e sempre. Allo stato, è il governo Monti. Dimissionario e senza fiducia, ma con i poteri formali necessari anche per i provvedimenti d’urgenza di cui si manifestasse la necessità. E il governo è parte necessaria anche nei lavori parlamentari, quale che sia l’opinione del M5S. Basta leggere i regolamenti di Camera e Senato per saperlo.
Ma un dubbio viene: se governo senza fiducia doveva essere, perché Monti? Se il popolo sovrano avesse voluto Monti ancora in carica, l’avrebbe votato in massa. È accaduto il contrario. Per di più, Monti ha rotto il rapporto fiduciario già prima del voto, con le dimissioni. Realizzando così la stessa situazione che sarebbe seguita al diniego della fiducia per un governo di nuova formazione, oggi. Perché allora opporre a Bersani l’ostacolo – di fatto insuperabile – di un sostegno parlamentare certo, per poi giungere a un governo per cui era ed è certa la mancanza di sostegno? Perché non puntare a un governo magari senza fiducia, ma comunque legittimato dal consenso prevalente degli italiani, come Bersani, per giungere invece a un governo parimenti senza fiducia, e in più colpito dal dissenso prevalente degli stessi italiani, come Monti?Ci si richiama al gradimento europeo e dei mercati. Ma non può essere l’unico elemento a sostegno del permanere in carica di un governo. E in specie per il costituzionalista si pongono quattro domande.
La prima: può il capo dello Stato omettere ogni iniziativa, e lasciare in carica il governo Monti, senza ulteriori formalità? A mio avviso, no. Per l’art. 94, primo comma, Cost., il governo «deve» avere la fiducia delle Camere. Ciò significa quanto meno che non si può ignorare se il governo la fiducia l’abbia o non l’abbia, né si può lasciare in carica a tempo indeterminato un governo senza fiducia. Tale è invece inevitabilmente il caso per l’attuale governo, che non ha alcun rapporto con il Parlamento espresso dal voto. Per questo, è necessaria una nuova nomina di premier e ministri, sia pure con le stesse persone. A seguire, la presentazione alle Camere e il voto di fiducia ai sensi dell’art. 94, commi 2 e 3.
La seconda domanda: laddove manchi una nuova nomina, può il governo così congelato in carica evitare un passaggio in Parlamento con voto sulla fiducia? Non può. Per gli stessi motivi di cui al punto precedente, il venire in essere di nuove Camere rende inevitabile la verifica del rapporto con il governo. Nella nostra forma di governo l’esistenza o inesistenza del rapporto fiduciario non si presume. Si certifica per il sì o per il no, con il voto sulla fiducia. L’ipotesi di un governo che rimanga in carica senza sapere se mai si giungerà a quel voto non è compatibile con l’art. 94.
La terza domanda: qual è la posizione dei saggi nei lavori parlamentari? Nei regolamenti delle Camere, gli unici soggetti legittimati alla presenza e alla iniziativa sono i parlamentari e il governo. Salvo casi specifici come la petizione, o alcune limitate ipotesi di iniziativa legislativa, gli apporti di soggetti terzi sono eventuali e a richiesta, ed entrano nel procedimento solo se fatti propri da un soggetto legittimato. Chi si renderà portatore del prodotto dei saggi? I presidenti di commissione? I parlamentari? Il governo? Chi difenderà quel prodotto nella gestione degli emendamenti, e come? Un governo che non può mettere la questione di fiducia, perché per definizione la fiducia non l’ha, e dovrà – per il parere obbligatorio – rimettersi costantemente all’Aula? Alla fine, decideranno gruppi parlamentari e partiti. Ma allora bastava partire dalle proposte che sono state avanzate nel corso degli anni. Cosa potranno inventare di nuovo i saggi?
La quarta domanda: che fine fa la responsabilità politica? Un governo già dimissionario, imbalsamato dopo la cesura elettorale, condotto dal leader meno legittimato politicamente nel voto, senza fiducia parlamentare, a chi risponde di che? E i saggi chiamati a risollevare la repubblica, a chi rispondono a loro volta? A un presidente che nel frattempo avrà terminato il suo mandato? E se il nuovo capo dello Stato volesse dei saggi più saggi, potrebbe più o meno motivatamente licenziare i primi? Se il disastro del paese dovesse confermarsi o addirittura aggravarsi chi ne assumerebbe la responsabilità, e sulle spalle di chi cadrebbe la censura per i costi sociali, politici, economici? Quali elementi utili per il nuovo turno elettorale, comunque vicino, darà l’esperienza che ora si avvia?
In qualche punto si è smarrita la via giusta. Una lettura ci dice che il pensiero unico della governabilità a ogni costo ha prevalso, come da venti anni a questa parte, e pur essendone venuti disastri indiscutibili. Non si sfugge alla sensazione che l’Italia dei governicchi fosse alla fine più governata dell’Italia di oggi.
Si parla di soluzione olandese. Il richiamo all’esperienza straniera è sempre elegante. Ma attenzione: può accadere che partendo dai tulipani si giunga ai crisantemi.

I peccati di una sinistra né radicale né popolare



di Enrico Grazzini

La sinistra radicale si mangia il fegato dall’invidia: tutto quello che non è riuscita a fare dal ’68 in poi, in 45 anni di vita, è riuscito invece a fare Beppe Grillo in solo quattro o cinque anni. Grillo ha costruito un partito-movimento radicale con 8,7 milioni di voti, è riuscito a prendere voti sia da destra, rubandoli a Berlusconi e alla Lega, che a sinistra, togliendoli a Bersani, Renzi, D’Alema, Vendola e Ingroia. Soprattutto è riuscito a raccogliere milioni di voti popolari di protesta causati da una crisi sconvolgente per la quale due famiglie su tre guadagnano meno di quanto devono spendere per vivere.
Premetto che non ho votato per Grillo e che non mi piace ubbidire agli ordini di un capo assoluto. Ritengo che sia irresponsabile e drammatico il cieco rifiuto dei neo-eletti grillini a votare un governo con un programma di svolta come quello che – finalmente, in maniera un po’ trasformista ma molto pragmatica – ha proposto Bersani. Bersani rappresenta la “vecchia politica” ma ha (o aveva visto l’esito sospeso dell’incarico) un buon programma per tentare di uscire dalla crisi profonda e per battere Berlusconi e le prospettive devastanti del governissimo Berlusconi, Renzi, Monti.
Non c’è quindi simpatia pregiudiziale per Grillo: ma la sinistra alternativa deve cominciare a riconoscere la realtà e i suoi peccati mortali. Il Movimento 5 Stelle è il primo partito della classe operaia, dei disoccupati e dei “ceti medi riflessivi”. La mia interpretazione è che il movimento grillino rappresenti il nuovo partito, ancora contraddittorio, dei “lavoratori della conoscenza”: infatti è fortissimo tra i laureati, i diplomati, gli studenti, le partite Iva e chi usa Internet. Comunque è già un partito nazionale, votato al nord, al sud e nel centro Italia del “popolo rosso”. Un capolavoro che la sinistra neppure si immagina. Grillo è un demagogo? Sì, però ci insegna molte cose che la sinistra radicale, uscita tramortita dalle elezioni, non vuole imparare. Il primo insegnamento è che molto spesso per ottenere degli obiettivi non occorre andare al governo ma bisogna fare una buona opposizione. Grillo dall’opposizione è già riuscito (indirettamente) a far eleggere come presidenti di Camera e Senato due degne persone, Laura Boldrini e Piero Grasso, che altrimenti non sarebbero mai stati eletti in quei posti. I tre punti principali del programma di Grillo, reddito di cittadinanza, finanziamenti per le piccole medie aziende, legge anti-corruzione sono chiari e condivisibili da milioni di persone, e per la prima volta il moderato partito democratico – che aveva già votato il fiscal compact e l’austerità antipopolare di Monti – ha dovuto mettere i punti programmatici di Grillo (quasi) al centro della sua agenda. Nonostante che perfino Susanna Camusso sia contro il reddito di cittadinanza. Con l’elezione dei grillini diventa finalmente probabile il blocco della Tav. Chi ha dato del fascista a Grillo oggi deve rincorrere il suo programma e i voti dei suoi parlamentari. Il M5S ottiene quello che Vendola con il suo 15% preso alle primarie e il 3% alle elezioni, neppure si sogna. Non credo che, come afferma Mario Pianta, i movimenti non abbiano saputo riconoscere i loro “giusti” referenti politici (il manifesto, 5 marzo). Penso che, come dice Vittorio Agnoletto (il manifesto 15 marzo), la sinistra che si dice alternativa non abbia saputo incontrare la radicalità, anche culturale, dei nuovi movimenti e riconoscere che nella crisi l’elettorato si polarizza. Grillo è apparso come l’unica alternativa credibile contro un ceto politico autoreferenziale, convergente e collusivo e spesso corrotto, contro l’immiserimento costante e senza linee di resistenza dei ceti medi e delle classi popolari. Grillo è un populista? Certamente! Però il movimento per l’acqua pubblica (che ha alimentato quello di Grillo) ci aveva già insegnato che per vincere bisogna sintonizzarsi sul sentimento popolare anche al di fuori del circuito politico ufficiale, anche contro le posizioni più retrive del Pd. Grillo è riuscito a gridare con forza i propri obiettivi, a manifestare l’opposizione di milioni di famiglie che non sopportano la povertà e la crisi galoppante, e la politica “responsabile” che il centrosinistra ha condotto da venti anni a questa parte tentando di inciuciarsi con la destra.
Sono molti i punti fondamentali di disaccordo con Grillo: lui vuole la democrazia diretta, e questo è giusto – a mio parere è anche indispensabile la democrazia economica come in Germania, dove i rappresentanti eletti dai lavoratori hanno la metà dei posti nei Cda delle aziende -: ma la democrazia diretta non può scassare la democrazia rappresentativa. La decrescita non è la soluzione: la sinistra dovrebbe essere a favore di uno sviluppo sostenibile, equo e solidale, per i beni comuni non privatizzati. La politica deve essere spesata in maniera trasparente dai cittadini e dallo stato, non dalle aziende private. E’ vero che in generale i partiti sono degenerati dopo il tramonto delle ideologie liberali, socialiste e comuniste, e sono diventati delle macchine elettorali e di occupazione delle istituzioni: tuttavia rimangono una forma indispensabile di organizzazione della politica. Non possono essere tutti buttati via. Tra il Pd e il Pdl non c’è solo una elle di differenza. Speriamo che anche il M5S diventi un partito democratico e che sappia assumersi la responsabilità di governare. Se non accadrà milioni di elettori abbandoneranno Grillo, e l’Italia rischierà di andare allo sbando. Tuttavia continuo a pensare che la sinistra abbia molto da imparare dal comico-politico.
Il problema della politica italiana è che tutti corrono nel precipizio della destra. Vendola segue Bersani, Bersani appoggia Monti, Monti vorrebbe allearsi con i berlusconiani senza Berlusconi, e Berlusconi vuole solo salvarsi dai suoi processi ed è pronto a scassare la democrazia cambiando la Costituzione. In questa corsa verso destra, la sinistra alternativa è quasi sparita. Vendola si è subordinato al Pd e attualmente offre solo prova di testimonianza; grazie al Porcellum ha alcuni deputati e senatori, ma cosa farà se Renzi diventerà il candidato premier del centrosinistra? Ingroia (il più vicino a Grillo) ha tentato di consolidare la sinistra radicale, ma il suo tentativo era manifestamente improvvisato e calato bruscamente dall’alto. Al di là delle retoriche di Vendola, e delle brutte liste elettorali di Ingroia, alle elezioni nessun partito della sinistra radicale è stato credibile. Grillo ci dà la sveglia. La realtà è che il centrosinistra ad ogni elezione perde milioni di elettori ma la sinistra alternativa continua a essere culturalmente e politicamente subordinata all’ex partito comunista.
Il Pd è certamente un partito popolare con il quale fare alleanze, ma senza subordinazioni: ha scelto di abbracciare una sorta di “liberismo temperato” e non partecipa neppure al gruppo socialista europeo perché è collocato più a destra. Se andasse a sinistra probabilmente si spaccherebbe. Occorre riconoscere che in Italia non c’è neppure un partito socialista, riformista e radicale. E che Veltroni e Bersani non hanno mai sconfitto Berlusconi, ma entrambi sono riusciti a fare il deserto alla loro sinistra. E così Grillo ha stravinto. In Grecia Syriza ha conquistato il 26% dei voti ed è il secondo partito; in Germania la Linke ha preso l’11% dei voti alle elezioni federali; in Francia il Fronte di Sinistra di Jean-Luc Mélenchon ha preso alle ultime presidenziali l’11% dei voti. In Italia Beppe Grillo ha il 26% e la sinistra radicale qualche punto percentuale. Questi dati non ci dicono nulla?
Ci attendono sfide enormi: c’è da eleggere il nuovo presidente della repubblica; c’è da contrastare il fiscal compact che porterebbe il paese alla bancarotta; c’è da contrastare il possibile accordo su un sistema elettorale ultra-maggioritario accompagnato probabilmente da un presidenzialismo anti-democratico fatto apposta per schiacciare le minoranze. La disoccupazione e la povertà cresceranno. L’elettorato si polarizzerà. La sinistra radicale dovrebbe finalmente dimostrare di avere una classe dirigente unitaria e all’altezza della situazione. Per ora questa classe dirigente non c’è. La sinistra è disunita, in parte troppo istituzionale e compromissiva, in parte troppo “sindacalista” e ideologica. I dirigenti sembrano prime donne pronte ad amplificare le differenze e non i motivi di possibile unità. Dimostrano di essere purtroppo molto lontani dal popolo che vorrebbero rappresentare. Speriamo che la storia non sia finita.