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Il Blog di Rifondazione Comunista di Assisi


martedì 14 gennaio 2014

INTERVISTA A PAOLO FERRERO


Intervista a Paolo Ferrero, rieletto segretario nazionale di Rifondazione comunista


Il Cpn di questa fine settimana ti ha riconfermato nel ruolo di segretario,  quali saranno i punti principali dell’azione politica della fase che si apre?I punti fondamentali sono due. In primo luogo il pieno dispiegamento del Piano per il Lavoro, cioè della proposta concreta che facciamo per uscire qui ed ora dalle politiche di austerità e che potrebbe dar vita a milioni di posti di lavoro. L’idea di fondo è molto semplice: solo la redistribuzione del reddito, del lavoro e un intervento pubblico nei settori di pubblica utilità può ridurre drasticamente la disoccupazione. E’ una ricetta opposta a quella avanzata da Renzi che vuole invece proseguire nelle politiche di austerità e cioè nell’aggravamento della crisi che oramai è diventata deflazione. Il Piano del Lavoro non è solo un progetto ma è una proposta di lotta su cui costruire relazioni sociali e conflitto, territorio per territorio, settore per settore. Costruire un movimento per il lavoro a partire da un intervento pubblico è il nostro obiettivo, per ricominciare a parlare al paese a partire dai problemi del paese.
E il secondo?Il secondo è la proposta di realizzare una lista unitaria di sinistra per le elezioni europee. Una lista che abbia Alexis Tsipras candidato a Presidente, che si riconosca nel Partito della Sinistra europea e nel GUE, che aggreghi tutte le forze che in Italia vogliono rovesciare le politiche neoliberiste.
La situazione è fluida e per questo positiva: abbiamo l’appello di Camilleri e Spinelli, abbiamo varie realtà che si sono pronunciate per Tsipras, anche in SEL vi è un dibattito attorno a questo nodo. La nostra proposta è di costruire una lista unitaria che sia un vero e proprio spazio pubblico della sinistra antiliberista, da costruirsi in modo democratico, partecipato e paritario.
Non proponiamo di fare la lista di Rifondazione Comunista allargata – perché sappiamo che non riuscirebbe ad unire tutte le forze e persone che effettivamente sono d’accordo sui nostri stessi contenuti sull’Europa – ma non accettiamo esclusioni o discriminazioni: in un quadro di chiarezza di contenuti, di rinnovamento dei volti e di radicale democratizzazione dei percorsi di costruzione della lista, noi lavoriamo affinché questa sia la lista di tutti coloro che vogliono rovesciare le politiche europee da sinistra. Proprio oggi pomeriggio abbiamo un incontro con i compagni di Syriza qui a Roma e da qui vogliamo partire per un percorso unitario che deve coinvolgere il partito a tutti i livelli e che, lo ribadisco, vedrà un referendum al nostro interno per verificare se la scelta che stiamo perseguendo è condivisa dai compagni e dalle compagne.
Il progetto politico è chiaro ma il CPN restituisce l’immagine di un partito ancora diviso. Come mai in questo mese non si è riusciti a ricomporre la frattura?Chiudendo il Congresso che ha visto una larga maggioranza sul documento 1, invece di proporre semplicemente la votazione sulla mia riconferma, abbiamo proposto di fare una consultazione tra tutti i membri del CPN e la gestione unitaria del partito. Ritengo infatti che la linea politica sia quella decisa dai compagni e dalle compagne nei congressi, ma che tutto il gruppo dirigente e tutto il partito deve contribuire alla gestione del partito su quella linea politica.
Era una occasione per superare in avanti le divisioni congressuali, costruendo un quadro di rinnovamento che non lasciasse sul campo vinti e vincitori. Purtroppo i dirigenti cosiddetti “emendatari” hanno scelto, come i dirigenti della mozione 2, di non partecipare alle consultazioni e hanno fatto una presa di posizione collettiva che ribadiva i termini del dibattito congressuale. Considero questo un grave errore perché non si è colta l’occasione di fare un passo in avanti tutti insieme, prendendo atto che il Congresso era stato fatto ma che era anche finito e che non poteva continuare all’infinito.
In questa condizione, la consultazione ha dato un responso chiarissimo, con una larga maggioranza di compagne e compagni  che hanno indicato il mio nome come segretario e parallelamente posto una grande domanda di rinnovamento. Questo abbiamo fatto nel Cpn, dove la proposta di segreteria che ho avanzato e che è stata approvata, vede un significativo rinnovamento, ben 6 su 10 dei suoi membri non ne facevano parte.  Per la prima volta da quando sono segretario la segreteria ha una età media più bassa della mia….
Essere un segretario “di minoranza” cosa comporta?Una cosa semplice e complicata nello stesso momento: assumere le decisioni congressuali che, ripeto, sono state approvate a larga maggioranza, come la strada maestra su cui muoversi e sulla base di quel progetto politico rimettere in moto il partito, lavorando per costruire ad ogni livello la gestione unitaria. Non considero questa situazione una situazione definitiva: la considero una necessaria fase di passaggio per rimettere in moto il partito sulla base del l’indirizzo politico deciso nel Congresso. Non potevamo allungare il brodo ulteriormente, far passare altri mesi. Non intendo infilarmi in trattative sui posti, mediazioni infinite e patti di gestione.
Questo l’ho fatto consapevolmente negli anni scorsi per cercare il massimo di unità del gruppo dirigente. Purtroppo questa unità è deflagrata vergognosamente il minuto dopo il fallimento di Rivoluzione Civile a febbraio, nonostante tutte le decisioni fossero state prese in modo collegiale e unitario. L’unica strada per rilanciare Rifondazione non può essere la danza immobile della trattativa tra le correnti ma il tentativo di ridare fiato e senso alla nostra impresa politica. Io penso che le differenze politiche che abbiamo tra di noi, perlomeno quelle dichiarate, siano inferiori a quel che appare e che quindi sia possibile rilanciare il partito e su questo rilancio costruire le condizioni per arrivare ad una effettiva gestione unitaria del partito.
Vi è chi dice che tu avresti fatto uno scambio con la Mozione 3 per ottenere il voto di astensione sulla segreteria, snaturando così l’esito del Congresso.Ho letto questo rilievo e mi pare che chi lo avanza continua a non voler capire cosa è successo. Le differenze politiche con la mozione 3 sono palesi e non si sono ridotte. Ad esempio gli unici due atti politici fatti dal Congresso ad oggi e cioè la scelta di fare l’accordo con il centro sinistra in Sardegna e l’approvazione dell’Ordine del giorno sul congresso della Cgil nel Cpn, hanno visto il pieno dissenso dei dirigenti della mozione 3 e il consenso dei dirigenti di Essere Comunisti.  Io stesso ho ribadito in modo molte netto  di essere vincolato alla realizzazione di quanto deciso nel Congresso e cioè all’attuazione di quanto previsto dal documento 1 approvato, ripeto, a larga maggioranza.
A me pare che i dirigenti del Documento 3 abbiano semplicemente preso atto che il Congresso era finito e che era opportuno che il partito si rimettesse in movimento evitando di avvitarsi in una spirale autodistruttiva riguardante l’elezione dei gruppi dirigenti. Questo senza alcuna modifica di giudizio, negativo, che questi compagni e compagne danno sulla linea politica del partito, tant’è che i dirigenti della mozione 3 hanno presentato una candidatura alternativa alla mia a segretario nella persona della compagna Ussi.
In questa vicenda non si è misurato chi era più vicino o più distante politicamente ma chi ha deciso di garantire immediatamente un rilancio dell’iniziativa politica del partito e chi invece ha proseguito una battaglia politica come se il congresso non fosse terminato. Per quanto mi riguarda io continuerò a perseguire la gestione unitaria del partito a tutti i livelli e penso che chi vuole esercitare il suo ruolo di direzione, nel pieno rispetto delle differenze, deve farlo. Abbiamo bisogno di tutte le forze e di tutte le intelligenze e nel concreto del lavoro politico confido di poter superare questa situazione.
Però la mozione 1 si è divisa.Si è divisa esattamente come era stata divisa nel Congresso e infatti avevo proposto la consultazione come terreno per costruire una ricomposizione  che non è avvenuta. Il motivo mi pare il seguente:  a nessuno sfugge che dentro la Mozione 1, il tema del rinnovamento veniva declinato in modo molto diverso, tant’è che vi erano due emendamenti al testo del documento che parlavano di rinnovamento. Da un lato chi voleva cambiare il segretario, definito settario, e modificare per questa via anche la linea politica. Dall’altra chi voleva il rinnovamento per rendere più efficace l’attuazione della linea politica di cui il segretario era stato interprete ed esecutore.
Nel Congresso ha prevalso questa seconda ipotesi: l’emendamento Mainardi è stato approvato e quello Albertini bocciato. Questo è cosa hanno deciso le migliaia di iscritti e iscritte che hanno partecipato al Congresso: occorreva prenderne atto, perché a un certo punto finisce il Congresso e si tratta di gestire il partito. Questo purtroppo non è avvenuto, a mio parere perché l’aver fatto della rottamazione del segretario il punto fondamentale della battaglia congressuale, ha reso tutto più difficile, dalla discussione sul rinnovamento a quello sui gruppi dirigenti. Così, dopo la consultazione andata in quel modo e vista l’indisponibilità di Essere Comunisti di far parte della segreteria, la proposta avanzata nel Cpn è stata conseguente, sia sul segretario che sulla segreteria.
Preoccupato?Solo un imbecille non lo sarebbe. Ma sono anche fiducioso sulla possibilità di poter rilanciare l’azione politica del partito in modo largamente unitario. Sulle elezioni europee vedo un terreno significativo di convergenza e azione unitaria: la possibilità di fare una lista legata alla sinistra europea, chiaramente alternativa a socialisti e popolari è un obiettivo largamente condiviso nel partito. In più è evidente che il progetto politico di SEL di fiancheggiamento del centro sinistra è sempre più in crisi per cui sulle europee vi è addirittura la possibilità di mettere in discussione l’attuale configurazione della sinistra italiana. Mi pare che su questo ci sia un grande terreno di lavoro politico unitario, di ricomposizione politica.
Così come il rilancio del lavoro sociale del partito attorno al Piano del Lavoro può rispondere positivamente alla critica di politicismo che nel Congresso è emersa con forza. Possiamo ridislocare il Partito nel lavoro sociale con una proposta forte e su questo riguadagnare un ruolo che oggi svolgiamo solo molto parzialmente.
Ci saranno cambiamenti organizzativi?Si tratta di fare un radicale bagno di democrazia nel modo di funzionare del partito. Questa è la critica maggiore che è emersa nel Congresso da parte dei compagni e delle compagne. Su questo intendo cambiare registro radicalmente: dal pieno coinvolgimento del partito nelle decisioni a partire dal referendum sulle europee all’accorciare la distanza tra centro e periferia, qui abbiamo da cambiare molto: la logica pattizia di gestione del partito si può superare solo con un forte coinvolgimento democratico di tutto il corpo militante del partito all’interno di una gestione unitaria dello stesso. E’ quello che vogliamo fare.

ELETTI GLI ORGANI DIRIGENTI DEL PRC


Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista del 11 – 12 gennaio 2014 ha assunto le seguenti decisioni:
Elezione del segretario nazionale: Paolo Ferrero
Hanno ottenuto voti Paolo Ferrero 67, Arianna Ussi 19.
Votanti 147, Astenuti 54, Schede Nulle 0, Schede Bianche 7

Elezioni della segreteria (di cui fanno parte di diritto il segretario Paolo Ferrero, il tesoriere Marco Gelmini e i due coordinatori nazionali dei Giovani Comunisti Anna Belligero e Simone Oggionni):
Maurizio Acerbo
Fabio Amato
Giovanna Capelli
Roberta Fantozzi
Eleonora Forenza
Nando Mainardi
Rosa Rinaldi
Raffaele Tecce
Votanti: 143. Favorevoli: 70. Contrari: 56. Astenuti:16. Schede Bianche: 1.

Direzione Nazionale (di cui fanno parte di diritto il segretario Paolo Ferrero e i coordinatori nazionali dei Giovani Comunisti Anna Belligero e Simone Oggionni ed a cui è invitato permanente il Presidente della Commissione Nazionale di Garanzia Gianluca Schiavon):
1     Acerbo
2     Amato
3     Bellotti
4     Bonadonna
5     Borrelli
6     Bottini
7     Bracci Torsi
8     Bregola
9     Campese
10    Cangemi
11    Capelli
12    Cardazzo
13    Cesani
14    Coppa
15    Cristiano
16    Della Vecchia
17    Fantozzi
18    Fioretti
19    Forenza
20    Gelmini
21    Granchelli
22    Grassi
23    Greco
24    Grondona
25    Locatelli
26    Luzzaro
27    Mainardi
28    Marino
29    Marotta
30    Miniati
31    Petrini
32    Piobbichi
33    Rancati
34    Renda
35    Rinaldi
36    Santilli
37    Sgherri
38    Targetti
39    Tecce
40    Ussi
Votanti per la Direzione Nazionale: 143. Favorevoli: 121. Contrari: 12. Astenuti: 9. Schede Bianche: 1.

Elezioni del Tesoriere nazionale: Marco Gelmini
Votanti: 143. Favorevoli: 72. Contrari: 30. Astenuti: 40. Schede Bianche: 1

sabato 21 dicembre 2013

Mozione contro la trasformazione della E45 in autostrada


Rifondazione Comunista propone al Consiglio Comunale di discutere ed approvare il seguente ordine del giorno per far partire anche da Assisi un forte segnale contro lo sperpero di denaro pubblico che a breve trasformerà la E45 in autostrada. 
Una risoluzione trasversale, nel senso positivo del termine, che dovrebbe essere approvata da tutto il consesso cittadino perchè ragionevole e giusta contro una decisione presa ancora una volta sulle spalle dei cittadini senza nessun minimo sondaggio sul territorio e senza rispetto per le comunità che ne verranno colpite.
Ecco nel dettaglio il dispositivo che proponiamo:

Il Consiglio Comunale di ASSISI


Considerato che:

- recentemente il CIPE ha dato il via libera alla trasformazione della E 45 in Autostrada;

- questa decisione è avvenuta senza una consultazione con le comunità locali e con i territori attraversati da questa grande opera.

Preso atto che:

- si ripropone il già fallimentare schema del rilancio dell'economia attraverso la cementificazione del territorio che è di fatto già fallito nella nostra regione ed è all'origine dell'attuale crisi produttiva;

- con la promessa dell'Autostrada si rinvia la più che necessaria messa in sicurezza della E 45 con il relativo impiego di nuovi posti di lavoro;

- l'autostrada una volta costruita porterà con se gravi danni ambientali comportando un elevato consumo di suolo, per la realizzazione delle aree libere attraversate o adiacenti alle infrastrutture d’accesso, connesse e complementari;

- i flussi di traffico attuali e futuri che interessano la E-45 non giustificano in alcun modo la costruzione di un’altra autostrada che sarebbe inutile perché costituirebbe di fatto un doppione di quelle esistenti con il rischio di un aumento generalizzato del traffico interno e degli incidenti stradali;

- questa grande opera costituisce un enorme spreco di denaro pubblico che potrebbe essere meglio impiegato sia per il potenziamento del trasporto pubblico locale a partire da una moderna rete ferroviaria, sia per la manutenzione delle strade già esistenti nel territorio per realizzare - in funzione anticongiunturale - interventi adeguati per rilanciare l'economia locale nel rispetto dell'ambiente;



Rilevato che la conseguente imposizione del pedaggio:

- costituirebbe, di fatto, un'altra pesantissima tassa scaricata sui cittadini, sui lavoratori e sugli artigiani del trasporto;

- isolerebbe ancora di più la Regione Umbria attraversata da un traffico, determinato in grandissima parte dalla gratuità dell'arteria Orte-Ravenna, che inizierebbe a spostarsi, inevitabilmente sulla A1;

- si verrebbe a costituire un flusso di traffico notevolissimo sulle arterie provinciali e comunali con un sensibile peggioramento della qualità della vita, un corposo aumento di spesa per la manutenzione (già scarsissima) realizzando l'ennesima manovra a danni della collettività e a favore delle lobbies delle grandi opere e dei gestori-esattori del nuovo servizio, nel mentre la fine della realizzazione della Perugia-Ancona viene per l'ennesima volta posticipata;

Sostiene:

- la ferma opposizione alla trasformazione della E 45 in Autostrada

Chiede al Governo:

- di utilizzare le ingenti risorse previste per l'opera per mettere in sicurezza immediatamente l'E45.



martedì 19 novembre 2013

IX CONGRESSO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA


Si stanno svolgendo in questi giorni i congressi locali del Partito della Rifondazione Comunista.
Un Partito colpito dall'esito delle elezioni politiche dello scorso febbraio ma ancora vivo e propositivo, con migliaia di militanti sparsi in tutto il territorio nazionale che si stanno confrontando sul come far uscire dal pantano non solo il PRC ma tutta la Sinistra italiana, schiacciata dai populismi e dalle tentazioni leaderistiche da una parte e dalla disaffezione alla res pubblica dall'altra.
Le mozioni in campo sono tre:
http://www2.rifondazione.it/primapagina/?page_id=7870 con questo link si può accedere ai tre documenti congressuali.

I risultati parziali ed in divenire del IX congresso possono essere consultati presso i seguenti link:



Entro fine novembre dovranno svolgersi i Congressi Provinciali per poi arrivare al Congresso Nazionale che quest'anno sarà celebrato nella nostra Umbria, presso il centro congressi 4 Torri di Corciano il 6, il 7 e l'8 dicembre.
Anche ad Assisi si è tenuto il congresso che ha avuto come esito la vittoria all'unanimità della prima mozione congressuale (8 voti).
Nelle prossime settimane verrà eletto il consiglio direttivo del Circolo e il Segretario/a che avrà l'arduo compito di rilanciare il PRC anche in vista delle prossime scadenze elettorali e delle prossime, importantissime, elezioni amministrative di Assisi.


lunedì 7 ottobre 2013

Costituzione: la via Maestra, 12 ottobre a Roma


Al perdurare della crisi economica, sociale e politica del nostro paese tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti e il futuro dell'Italia devono interrogarsi su come poter uscire fuori da questo sconfortante pantano.
Molte personalità della nostra società si sono chieste quale può essere il faro che può indicare la via giusta da intraprendere e la risposta è stata una: la Costituzione della Repubblica Italiana, una delle più moderne e belle del mondo.
Ripartire dalla Costituzione non significa essere dei conservatori o dei nostalgici. 
La nostra Costituzione non solo è attuale ma ha in sé tutti gli anticorpi per superare questa situazione di crisi permanente in cui siamo invischiati tutti noi.
Tutti coloro i quali, strumentalmente e per interessi personali e giochi di potere, stanno cercando di spacciare la nostra Costituzione come un freno all'economia e che continuamente dipingono le Istituzioni come orpelli inutili e corrotti sono gli stessi che vogliono farci credere che la crisi si superi con le medesime ricette che l'hanno provocata e che vuol convincerci che le sofferenze delle famiglie e dei lavoratori siano un passaggio obbligato per avere benessere.
Nascono così governi che fanno dei diktat delle banche e dei poteri finanziari il loro unico scopo come se fosse ormai deciso il definitivo tramonto della stagione della democrazia e che si sia entrati nell’epoca delle decisioni ineludibili basate sulla tecnocrazia sfrenatamente neoliberista.
Difendere la Costituzione non vuol dire essere legati ad un passato ormai remoto, ma significa e significherà rilanciare la sua ratio e applicarla appieno per un futuro più giusto che vada incontro alle vere esigenze dei cittadini: solidarietà, lotta alla corruzione, dignità del lavoro.
Come dimostrano le vittorie ottenute nei referendum sui beni comuni, i princìpi della Costituzione sono ben saldi nella società civile e in alcune parti politiche del nostro paese. Non è dunque vero che sia tutto immobile o che la via verso uno svuotamento della nostra storia sia definitiva.
È vero che le forze che si richiamano a questi ideali, tutt’altro che marginali, sono slegate tra loro e si muovono in maniera sfilacciata ed inconcludente.
Da tutte queste considerazioni Don Luigi Ciotti, Lorenza Carlassare, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky hanno deciso di concepire un appello a cui migliaia di persone stanno rispondendo positivamente e che culmineranno sabato 12 ottobre in una Manifestazione nazionale a Roma che si chiamerà “Costituzione: la Via Maestra”.
Il Partito della Rifondazione Comunista di Assisi ha ovviamente aderito e partirà alla volta della capitale per manifestare la propria convinta partecipazione all’evento.
Chiunque volesse aderire partendo dal luogo più consono alle proprie esigenze può chiamare i numeri di telefono che troverete qui di seguito:
·        Pullman n.1 ore 10,00 parcheggio MiniMetrò Pian di Massiano Perugia   telefonare al 347/5745234;
·        Pullman n.2 ore 9,00 parcheggio stadio Città di Castello – ore 9,30 parcheggio Coop Umbertide – ore 10,00 parcheggio mercato Ponte San Giovanni – ore 10,30 parcheggio metano Marsciano – ore 10,45 parcheggio Ip Todi telefonare al 329/4403017;
·        Pullman n.3 ore parcheggio ore 9,30 Coop Gubbio – ore 10,00 piazza del mercato Gualdo Tadino – ore 10,45 parcheggio Cgil Foligno – ore 11,15 hotel Agip Spoleto telefonare al 333/7190702;
·        Pullman n.4 ore 9,30 piazzone Magione – ore 9,45 ex Sai Passignano – ore 10,00 ex Volante In Tuoro telefonare al 348/2868062.

lunedì 9 settembre 2013

Ordine del giorno contro la guerra in Siria



Il Circolo PRC "Peppino Impastato" di Assisi propone al consiglio comunale di Assisi il seguente ordine del giorno:

 CONTRO LA GUERRA IN SIRIA
IL CONSIGLIO COMUNALE DI ASSISI


Premesso che:



l’art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, ripetutamente calpestato, recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”;
la crisi economica ha acuito i contrasti accentuando la lotta per il controllo delle materie prime, dei mercati e delle zone d’influenza strategiche e la guerra commerciale si appresta a diventare guerra militare.

Considerato che:

risultano di dubbia fondatezza le argomentazioni utilizzate in queste ore dal governo USA e della Gran Bretagna per giustificare un intervento armato: in merito all’utilizzo di armi chimiche e di distruzione dei massa da parte del regime di Assad, le dichiarazioni rese da Carla del Ponte, membro della commissione d’indagine sulla violazione dei diritti umani in Siria, non lasciano infatti dubbi. Alla televisione svizzera il magistrato ha dichiarato che “È evidente che il sarin, un gas nervino paralizzante, è stato usato dai guerriglieri dell’opposizione”, sottolineando come “La commissione d’esperti non ha trovato prove che le truppe governative abbiano usato armi chimiche”;
dai satelliti russi invece sono state rilevate le foto, consegnate alle Nazioni Unite, che testimoniano il lancio di missili armati con testate chimiche da parte dei ribelli che si oppongono al regime, vicini alle organizzazioni estremistiche islamiche e ad Al Quaeda.
L’attuale tragica situazione in Siria è anche il prodotto della violazione dell’embargo sulle armi operato dai Paesi produttori a cominciare dall’Italia che risulta essere il primo Paese europeo venditore di armi alla Siria;

Consapevole che:

alla base delle proteste popolari in Siria forte impatto hanno avuto le politiche liberiste in economia adottate dal 2005 dal governo siriano. Queste hanno prodotto un aumento della polarizzazione sociale, la crescita dell’emarginazione nelle periferie di Damasco e il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. Ma la legittima, anche intransigente, domanda di progresso sociale ed economico, di giustizia, di lotta contro sistema nepotista e autoritario del regime di Assad, non può essere confusa con il sostegno alle politiche populiste e terroristiche di chi progetta di insediare in Siria un grande emirato su base islamico estremistica.

Allarmato:

dal precipitare della situazione con il rischio che una vera e propria aggressione alla Siria inneschi un conflitto globale, con il coinvolgimento di Israele, Turchia Iran, con coinvolgimento anche del nostro Paese, che potrebbe, anche senza il mandato ONU, diventare territorio per le azioni militari e quindi conseguentemente bersaglio.
Ricordando inoltre che il nostro Paese è impegnato con 1200 militari nella missione Unifil in Libano in funzione di cuscinetto tra Israele ed Hezbollah e che l’attacco alla Siria, avendo gravi conseguenze anche sul Libano, rischia di coinvolgere direttamente il nostro contingente in probabili scontri armati o ritorsioni .Sullo sfondo restano insoluti da tempo questione decisive per quest’area come il diritto del popolo palestinese alla propria terra e il diritto del popolo Kurdo al riconoscimento di un proprio status.
Esprime:

l’assoluta contrarietà all'intervento militare in Siria e chiede il rispetto da parte del Governo italiano dell’art. 11 della Costituzione, sollecitando l’assunzione di misure che evitino il coinvolgimento sul piano militare e logistico del nostro territorio, compreso il divieto di sorvolo e di movimentazione di merci, soldati, armamenti, nonché il divieto di utilizzo della basi militari Nato e Usa presenti nel nostro territorio per azioni militari e di supporto alla guerra in Siria 

Dà mandato alla Giunta 

nel rispetto dei valori di pace, di ripudio della guerra, del diritto alla sovranità nazionale e dei popoli, di intervenire presso il Governo Italiano affinché si pronunci contro la guerra in modo chiaro e si faccia promotore di una azione internazionale politico-diplomatica per favorire una soluzione negoziata del conflitto, a partire da un forte intervento umanitario a sostegno delle popolazioni che necessitano di generi alimentari, di cure mediche, di alloggi, di scolarizzazione, di assistenza agli anziani.


Domenica referendaria








Continua anche ad Assisi la raccolta firme per la campagna referendaria " Cambiamo noi " sostenuta localmente dal Circolo Bellaciao di Sinistra Ecologia Libertà, dal Circolo Peppino Impastato del Partito della Rifondazione Comunista e dalla Lista civica Buongiorno Assisi. Il prossimo appuntamento per poter firmare i cinque referendum è domenica 8 settembre 2013, dalle 10,30 alle 13, in piazza del Comune.

Mentre gran parte della politica e i partiti che sostengono il governo Letta sono immobili e paralizzati, noi ci muoviamo. Praticando e attivando la vita democratica di un Paese che non ha quasi mai avuto riforme vere se non quelle che il popolo italiano spesso ha imposto con i referendum.

Pur sapendo bene che l'attenzione dei cittadini è concentrata giustamente sui temi della disastrosa crisi economica e sociale che sta devastando  il Paese  e che le priorità rimangono quelle del lavoro che non c'è, delle vecchie e nuove povertà che stanno aumentando sempre di più, del forte disagio giovanile di intere generazioni ormai senza futuro, riteniamo che le lotte per la giustizia sociale e quelle per ottenere più diritti civili debbano sempre restare in forte connessione.

Come nella migliore tradizione della sinistra.

I cinque quesiti referendari riguardano:

1-2) Immigrazione: abrogazione delle norme che ostacolano il lavoro e il soggiorno dei migranti. Per eliminare il reato di clandestinità, un reato aberrante che punisce una condizione anziché una condotta e per cancellare quelle leggi che incidono sulla clandestinizzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti. 

3) Divorzio breve: per togliere i tre anni di separazione obbligatoria prima di ottenere il divorzio. Vogliamo che si diminuisca il carico sociale e giudiziario che grava sui cittadini e sui tribunali in termini di costi e durata dei procedimenti.

4) Libertà di scelta nella destinazione dell’otto per mille: per restituire ai cittadini l'effettiva possibilità di decidere. La quota relativa alle scelte non espresse sull’8xMille (attualmente più del 50% del totale, circa 600 milioni di euro l’anno, ridistribuita alle confessioni religiose) deve rimanere in capo al bilancio generale dello Stato a sostegno del lavoro e dell’economia.

5) Niente carcere per fatti di lieve entità della normativa sugli stupefacenti: per eliminare quelle norme che riempiono le carceri di consumatori. Vogliamo - essendo impossibile una vera legalizzazione, a causa di convenzioni internazionali stipulate dall’Italia - che sia evitata la pena detentiva per fatti di modesta entità, mentre resterebbe la sanzione penale pecuniaria.

Ad Assisi si può firmare anche in comune (orari ufficio: 8-14 dal lunedi al venerdi; nel pomeriggio di martedi e giovedi dalle 15 alle 18).
A santa Maria degli Angeli presso la delegazione comunale (orari ufficio: 8,30-12,30 dal lunedi al venerdi; nel pomeriggio di martedi e giovedi dalle 15,30 alle 17,30)

Ulteriori informazioni sui sito web: