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Il Blog di Rifondazione Comunista di Assisi


lunedì 6 maggio 2013

Costruire l’opposizione al governo Letta-Alfano




La Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista ritiene necessario costruire la più ampia opposizione contro il governo Letta – Alfano e le sue politiche. Il governo Letta-Alfano rappresenta infatti una risposta di destra e restauratrice – sia sul piano economico e sociale che sul piano istituzionale e costituzionale - alla domanda di cambiamento emersa dalle urne. Il governo unisce infatti la prosecuzione delle politiche di austerità decise a livello europeo - che hanno già caratterizzato il governo Monti - e una scelta di manomissione della Costituzione in direzione del Presidenzialismo e del rafforzamento del potere dell’esecutivo.
Proponiamo pertanto a tutte le forze sociali, culturali e politiche, che si oppongano da sinistra al governo di unità nazionale di dar vita ad un coordinamento delle opposizioni. Un coordinamento finalizzato a contrastare l’azione di governo nel paese, puntando alla costruzione di un movimento di lotta che metta al centro l’uscita dalle politiche di austerità, il rilancio e l’allargamento della democrazia e il protagonismo degli uomini e delle donne che subiscono gli effetti della crisi e delle politiche neoliberiste.
Invitiamo quindi tutte le strutture del partito a dar vita nella giornate dell’11 e 12 maggio una mobilitazione contro il governo Letta-Alfano, le politiche europee e i trattati a partire dal Fiscal Compact, ad articolare sui territori e sui luoghi di lavoro la proposta di coordinamento unitario, dando vita a un confronto con le forze che si oppongono al governo Letta e costruendo iniziative di dibattito e di lotta finalizzate alla costruzione dell’opposizione.
La Direzione Nazionale aderisce alla proposta avanzata da Stefano Rodotà di dar vita ad una Contro Convenzione finalizzata alla difesa della Costituzione e allo sviluppo della democrazia partecipativa.
La Direzione Nazionale riconferma l’adesione alla manifestazione del 18 maggio convocata dalla Fiom e impegna tutte le strutture del partito ad organizzare assemblee preparatorie e a garantire il massimo di partecipazione.
La Direzione Nazionale ritenendo necessario festeggiare la Repubblica e la Costituzione non attraverso una parata militare, ne chiede la soppressione e invita i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista ad organizzare per il 2 giugno iniziative di mobilitazione per il diritto alla pace, al lavoro e l’allargamento della democrazia, contro le spesa militari per il ritiro delle missioni dai teatri di guerra.
La Direzione Nazionale convoca per il 1 giugno una assemblea nazionale dei segretari di circolo.

Roma, 3/5/2013

giovedì 2 maggio 2013

Riunione comprensoriale del Prc a Bastia: moratoria sul patto di stabilità e "rifiuti zero".



Martedì 30 aprile presso la sezione del PRC di Bastia Umbra, alla presenza del segretario provinciale Enrico Flamini, si è svolta una partecipata riunione comprensoriale dei circoli di Rifondazione Comunista di Assisi, Bastia Umbra, Bettona e Torgiano per analizzare l’attuale fase politica.
Dal dibattito è emersa non tanto l’analisi del voto delle elezioni politiche, già ampiamente sviscerata dai singoli circoli nelle settimane precedenti, quanto la necessità di unire le istanze della sinistra in un polo politico di cui Rifondazione Comunista possa essere uno dei motori propulsivi per il suo portato di militanza e di progettualità.
Oltre alle tante questioni locali sulle quali si può e si deve fare squadra, dallo scellerato Piano Regolatore di Assisi fino alle varie vertenze che colpiscono le piccole e medie imprese del territorio che stanno subendo come in tutta Italia, crisi devastanti, nella discussione sono emerse utili considerazioni su come uscire dalla crisi della sinistra italiana, anche in considerazione della nascita del Doroteo governo Letta.
Le questioni sono tante e tutte dirimenti; ad esempio il patto di stabilità. I trasferimenti ai comuni, come sappiamo tutti, sono stati ridotti al lumicino e a farne le spese sono e saranno i ceti popolari, perché verranno tagliate le risorse per i servizi sociali, l’edilizia scolastica, la rete stradale e tutti quei servizi che cercano di attuare in pieno un vero stato di diritto.
Per questo motivo è emersa la proposta di lanciare una moratoria sul patto di stabilità, sotto forma di mozione da proporre ai quattro consigli comunali, che permetta lo sblocco dei fondi destinati agli ammortizzatori sociali e per la manutenzione del territorio.
Inoltre i circoli del comprensorio hanno deciso di partecipare attivamente alla raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuti zero” affinché le istituzioni possano elaborare una legge che permetta finalmente all’Italia di avere una efficiente regolamentazione che codifichi in modo puntuale la raccolta differenziata affinché si arrivi ad un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Infine i circoli si stanno mobilitando per la partecipazione alla manifestazione nazionale organizzata dalla Fiom per il  18 maggio a Roma sulle questioni del lavoro, una data importante perché servirà al paese per capire quanto sia necessaria l’unità di quelle forze veramente progressiste capaci di mettere in campo politiche che riportino al centro del dibattito politico i temi del lavoro e della solidarietà.


lunedì 29 aprile 2013

Il PRG di Assisi: un appello del Consigliere Marcucci



Pubblichiamo un appello del Consigliere Paolo Marcucci


Gentile Signore
Enrico Letta
Presidente del Consiglio dei Ministri

Gentile Signore
Massimo Bray
Ministro per i Beni e le Attività Culturali

Gentile Signore
Andrea Orlando
Ministro per i Beni e le Attività Culturali


E p.c.

Gentile Signore
Marco Vinicio Guasticchi - Presidente Provincia Perugia

Gentile Signore
Carlo Antonini - Assessore Urbanistica Provincia Perugia

Gentile Signora
Catiuscia Marini - Presidente Giunta Regionale Umbria

Gentile Signore
Fabrizio Bracco - Assessore Beni e Attività Culturali Regione Umbria

Gentile Signore
Silvano Rometti - Assessore Ambiente e Urbanistica Regione Umbria

Alla
Direzione Regionale BBCC Umbria

Alla
Soprintendenza ai B.A.P. dell’Umbria


Gentili Signori,

mi chiamo Paolo Marcucci e sono un cittadino di Assisi, consigliere comunale di opposizione della lista civica “Buongiorno Assisi” che, insieme a tutte le forze del centro sinistra, ha sostenuto nel 2011 la candidatura a Sindaco di Assisi di Carlo Cianetti, concittadino e giornalista di Rai News.

Spero vivamente che la Vostra azione di governo possa segnare un cambiamento positivo per le sorti del nostro Paese.

Per questo vi invio una lettera aperta, che ho pubblicato oggi sul nostro blog (http://logga.me/squillanletrombe/) ed inviato alla stampa, per far conoscere a tutti lo scempio ambientale e paesaggistico che si sta per attuare nel territorio di Assisi.

Oggi, lunedì 29 aprile, si terrà, infatti, la Conferenza Interistituzionale sul nuovo PRG di Assisi che dovrà sancire se approvare o meno uno strumento urbanistico “vergognoso”, con la previsione di realizzare una colata di cemento di oltre 470 mila nuovi metri cubi di volumetria residenziale che, andandosi a sommare con quella residua del vecchio PRG (tutta riconfermata), porterebbe a realizzare volumetrie residenziali per oltre 1 milione di metri cubi!

“Vergognoso” perché, oltre al danno ambientale, l’adozione di questo nuovo PRG è avvenuta, senza la preventiva fase di partecipazione, nel 2011 in piena campagna elettorale accogliendo 326 osservazioni di privati, tutte con aumento di volume o con trasformazione di zone agricole in edificabili, per circa 6 mila ettari.
Numeri spaventosi.
Troverete i dettagli dell’intera vicenda nella lettera aperta che allego.

A nome dei tanti cittadini, comitati e associazioni che si sono mobilitati fin dall’inizio contro questo tentativo di violentare il nostro splendido territorio, senza ottenere riposta dall’Amministrazione comunale ma ricevendo, anzi, beffarde critiche, Vi chiedo di intervenire per quanto nelle Vostre attuali competenze presso la Regione Umbria, la Provincia di Perugia e l’Amministrazione Comunale di Assisi perché venga impedito uno scempio annunciato.

Con i migliori auguri per i Vostri nuovi impegni istituzionali.


Assisi, 29 aprile 2013

Paolo Marcucci
Consigliere Comunale di Buongiorno Assisi

mercoledì 17 aprile 2013

Reddito: la maggioranza c’è



di Roberto Ciccarelli



Fino a un mese fa una maggioranza parlamentare favorevole all’introduzione del reddito minimo garantito in Italia, unico paese europeo insieme alla Grecia a non avere questa misura, sembrava una pazza idea. Ieri invece, in un’assolata piazza Montecitorio, la follia iniziale della proposta ha mostrato qualche traccia di ragionevolezza. Quando la delegazione delle 170 associazioni che ha raccolto più di 50 mila firme per presentare la legge di iniziativa popolare sul reddito ha conquistato il centro della piazza, a favore degli obiettivi dei fotografi, ad attenderli c’era una «strana» maggioranza di deputati composta da Sel (che insieme a Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi ha raccolto le firme), il Pd con Marianna Madia e Danilo Leva (insieme hanno depositato una proposta di legge sul «reddito minimo di cittadinanza») e una mezza dozzina di deputati del Movimento 5 Stelle. La photo-opportunity è quella che meno ti aspetti, dopo il gran rifiuto di Grillo di appoggiare un governo Bersani, con le commissioni parlamentari ancora ferme al palo. Nemmeno le mail dei deputati sono state attivate. Insomma, nel Palazzo «si sta come d’autunno sugli alberi le foglie». Da destra verso sinistra di questa foto, e anche fuori dall’obiettivo perché i pentastellati sono rimasti vicino a una delegazione del No Muos di Niscemi, è già possibile individuare chi tra i tre gruppi parlamentari si è detto disponibile a discutere su una legge sul reddito minimo a partire dalla proposta di legge popolare che ieri è stata presentata alla presidente della Camera Laura Boldrini.
Prima di sciogliersi, il deputato 5 stelle Marco Baldassarre, annota su un foglio bianco i cellulari e le mail personali dei deputati Pd e Sel. Si incontreranno già da domani in una sala della Camera, in attesa delle convocazione delle commissioni. «La nostra proposta è in linea con quella del comitato – ha confermato il deputato 5 stelle Gianluca Vacca – il problema sono le Commissioni e non permettono di discutere le leggi e i progetti che i diversi partiti hanno in comune». «Io sono per avviare le commissioni, a differenza della linea presa dal mio partito – ha detto Madia del Pd – secondo me c’è in questo Parlamento una maggioranza che le cose vuole farle, e cambiarle sul serio». Incontrando i promotori della raccolta firme, la presidente della Camera Laura Boldrini ha ribadito che, dopo l’elezione del presidente della Repubblica, insisterà con il presidente del Senato Grasso affinché il lavoro delle commissioni inizi una volta per tutte. L’iniziativa popolare sul reddito, e la disponibilità di tre gruppi a presentare un disegno di legge, può essere l’occasione per proporre una riforma del regolamento della Camera, in particolare il punto che riguarda le leggi di iniziativa popolare. In accordo con l’orientamento indicato da Stefano Rodotà nella «costituente dei beni comuni» tenuta a battesimo al teatro Valle sabato scorso, anche la presidente Boldrini intende assicurare «un iter più veloce, la certezza che saranno prese in esame dalle commissioni, garantendo la possibilità per i proponenti di partecipare ai lavori». Alla delegazione, Boldrini ha assicurato di «condividere il senso di questa iniziativa. Quella sul reddito minimo è una battaglia che ho portato avanti con più convinzione in campagna elettorale». All’uscita dalla Camera, Sandro Gobetti del Basic Income Network-Italia (Bin), una delle associazioni che ha promosso la raccolta delle firme, non nasconde la propria soddisfazione: «Oggi è emerso che la base di partenza per istituire questa legge in Italia è la nostra proposta – ha detto – un accordo tra i tre gruppi parlamentari di peso potrebbe accelerare l’iter burocratico riservato alle iniziative di legge popolare». Luca Santini, che del Bin è il presidente, ha risposto a chi gli ha posto le classiche domande su come evitare gli abusi e le truffe e sul reperimento delle risorse (calcolate tra gli 8 e i 10 miliardi di euro all’anno per 600 euro mensili, 7200 annui per disoccupati, inoccupati e precari): «È una scelta politica. Non è che si nega un diritto perché ci possono essere abusi. Naturalmente va ripensata tutta la struttura della gestione».
A favore dell’istituzione del reddito minimo si è espresso Paolo Ferrero (Rifondazione) e Nichi Vendola: «Il reddito è uno strumento per consentire alle fasce sociali più precarizzate una vità più dignitosa e senza ricatti». Per segnalare l’eccezionalità della giornata, ieri è intervenuto il confondatore del movimento 5 stelle, Gianroberto Casaleggio: «la cassa integrazione non fa parte dei tagli cui stiamo pensando, se non sostituita da altre forme di assistenza come può essere il reddito di cittadinanza che resta un punto di partenza». Pazza idea I promotori chiedono l’avvio immediato di un iter parlamentare. «È una battaglia che ho portato avanti con più convinzione in campagna elettorale», assicura Laura Boldrini.

Appello per Stefano Rodotà presidente della Repubblica



di Arturo Di Corinto 

Il ruolo del Presidente della Repubblica è una fondamentale garanzia costituzionale e, proprio in quanto tale, è sempre più importante in un contesto politico incerto.

Questa fase storica è, per la nostra Repubblica, particolarmente complessa, perché il paese attraversa una trasformazione importantissima, densa di difficoltà e di opportunità. A deciderne la direzione saranno le scelte che verranno operate nei prossimi mesi e il prossimo Presidente della Repubblica avrà in questo un’importanza determinante.
Gli italiani si chiedono chi potrà svolgere con adeguata sensibilità questa importante funzione.
Tra i molti candidati citati in questi giorni, noi cittadini del mondo delle professioni, della cultura, dell’associazionismo, dei movimenti, uomini e donne di diversa fede politica, sosteniamo Stefano Rodotà.

Da sempre attento al tema dei diritti della persona e della responsabilità, conosce a fondo il senso politico e sociale delle nuove tecnologie, riflette da tempo sulle loro conseguenze nel campo dei diritti e interpreta le opportunità che offrono per un rinnovamento e uno sviluppo della democrazia. Ma non solo.
In perfetta coerenza con tutto questo, negli ultimi anni si è preoccupato di sottolineare un tema essenziale: quello della giustizia sociale e della gestione pubblica dei beni comuni. Rodotà dimostra una straordinaria consapevolezza intorno al fatto che in un momento di gravissima crisi diventano prioritari i diritti alla sopravvivenza. Per questo ha insistito sulla istituzione di un reddito di cittadinanza per tutti.
Rodotà è un laico che rispetta ogni confessione religiosa. Sempre attento alla differenza del pensiero femminile e ai contributi da esso generati,  è uomo del dialogo che rifiuta la violenza come strumento per la risoluzione delle controversie.
Noi riteniamo che Stefano Rodotà incarni fedelmente i valori della nostra carta fondamentale.
E il nostro paese ha bisogno di una persona come lui, indipendente, di grande saggezza ed esperienza e con una visione moderna dei problemi, che sia garante della Costituzione italiana ed europea.
Se come supremo garante del nostro assetto costituzionale avremo una figura adeguata ai tempi, gli italiani potranno avere maggior fiducia nel sistema, sapranno che le pulsioni autoritarie potranno essere fermate, la logica dell’”uomo solo al comando” potrà essere vinta.
Vi chiediamo quindi di sottoscrivere questo appello per  raccogliere  il più ampio consenso intorno a alla candidatura di Stefano Rodotà alla Presidenza della Repubblica e di sollecitare i membri del  Parlamento di tenere in conto la voce delle cittadine e dei cittadini italiani.
Per aderire: http://nobavaglio.it/rodotapresidente
1. Laura Abba
2. Giovanni Boccia Artieri
3. Raffaele Barberio
4. Sofia Basso
5. Gabriel Benigni
6. Sara Bentivegna
7. Marco Berlinguer
8. Mariella Berra
9. Vittorio Bertola
10. Stefano Maria Bianchi
11. Carlo Blengino
12. Stefano Bocconetti
13. Raffaela Bolini
14. Giuseppe Bronzini
15. Massimo Brutti
16. Rosangela Caberletti
17. Luciano Canfora
18. Andrea Capocci
19. Mauro Capocci
20. Luciana Castellina
21. Giuseppe Corasaniti
22. Stefano Corradino
23. Robert Castrucci
24. Vanni Codeluppi
25. Fiorello Cortiana
26. Stefano Cristante
27. Umberto Croppi
28. Domenico D’Amati
29. Nicola D’Angelo
30. Fiorella De Cindio
31. Giulio De Petra
32. Tana De Zulueta
33. Juan Carlos De Martin
34. Santo Della Volpe
35. Ettore Di Cesare
36. Arturo Di Corinto
37. Vittorio Emiliani
38. Massimo Esposti
39. Antonello Falomi
40. Tommaso Fattori
41. Marisa Fiumanò
42. Carlo Formenti
43. Francesca Fornario
44. Anna Carola Freschi
45. Tommaso Fulfaro
46. Domenico Gallo
47. Filippo Giannuzzi
48. Alessandro Gilioli
49. Giuliano Girlando
50. Alex Giordano
51. Beppe Giulietti
52. Sandro Gobetti
53. Leda Guidi
54. Nello Iacono
55. Antonello Impagliazzo
56. Raniero La Valle
57. Riccardo Luna
58. Betto Liberati
59. Fiorella Mannoia
60. Gianfranco Mascia
61. Flavia Marzano
62. Loris Mazzetti
63. Enrico Menduni
64. Angelo Raffaele Meo
65. Claudio Messora
66. Fulvio Molena
67. Fausto Napolitano
68. Maso Notarianni
69. Ugo Onelli
70. Federico Orlando
71. Gianni Orlandi
72. Ottavia Piccolo
73. Marco Quaranta
74. Mauro Paissan
75. Flavia Perina
76. Antonio Pizzinato
77. Luca Poma
78. Giovanni Razza
79. Marco Ricolfi
80. Anthony Rimoli
81. Carla Ronga
82. Giulia Rodano
83. Claudio Rossoni
84. Ernesto Maria Ruffini
85. Laura Sartori
86. Fulvio Sarzana
87. Marcella Secli
88. Giovanna Sissa
89. Guido Scorza
90. Luca Telese
91. Tommaso Tozzi
92. Carlo Testini
93. Nicola Tranfaglia
94. Luca Tremolada
95. Marco Trotta
96. Stefano Trumpy
97. Francesco Tupone
98. Luigi Vernieri
99. Vincenzo Vita
100. Carlo Von Loesch
101. Felice Zingarelli

martedì 16 aprile 2013

Per un movimento politico anticapitalista e libertario


Questo non è un appello, ma una proposta di lotta.
Vediamo e viviamo la miseria, l’offesa alla libertà e alla dignità della persona, la devastazione della natura esercitate ogni giorno da parte di un capitalismo criminale.
Un giorno una corte di giustizia dovrà essere istruita contro i responsabili di questi crimini contro l’umanità.
Ma ora dobbiamo prima di tutto smettere di piangere, rimboccarci le maniche e lottare.
Siamo donne e uomini con diversi percorsi politici, di lotta sociale e ambientalista, per le libertà civili la democrazia e l’uguaglianza.
Abbiamo in comune la volontà, la passione e la rabbia di non rassegnarci e di non arrenderci.
Certo il socialismo reale è crollato nel passato per sue colpe, ma il capitalismo reale oggi distrugge il presente e il futuro.
Per questo torna all’ordine del giorno la necessità di costruire un’alternativa all’attuale sistema economico, sociale e politico.
Per questo oggi più che mai sentiamo vive le nostre radici comuniste e libertarie, antifasciste e antirazziste, femministe e ambientaliste.
Non c’è liberazione possibile nel compromesso con l’attuale governo autoritario dell’economia e della società.
Lo hanno capito le donne e gli uomini del Mediterraneo, che ci insegnano a ribellarci.
Lo hanno capito donne e uomini dell’America Latina che si mobilitano per il socialismo del XXI secolo.
Lo hanno capito tutte e tutti coloro che fin sotto i templi del denaro e del potere nei paesi più ricchi hanno gridato: noi siamo il 99%!
Lo hanno capito quelle donne e quegli uomini d’Europa, che dalla Grecia alla Islanda, dalla Spagna a Cipro, scendono in piazza per rovesciare quelle politiche di austerità che stanno uccidendo ogni residuo di stato sociale e democrazia.
Noi ci sentiamo, vogliamo, essere parte di tutto questo.
L’Europa è oggi occupata dal regime della Troika e dei governi che la sostengono. Il popolo non è più sovrano, è solo debitore. Tutti i governi fanno guerra sociale ai loro popoli. La democrazia è ridotta a spettacolo televisivo.
Noi crediamo che, come nel 1848 e nel 1945, tutta l’Europa debba liberarsi dalla tirannia: allora dei sovrani assoluti prima e del fascismo poi, oggi del capitalismo finanziario e della sua oligarchia economica, politica e culturale.
Noi crediamo che sia all’ordine del giorno la necessità di un cambiamento rivoluzionario.
Noi non facciamo nessun generico appello all’unità.
Noi ci uniamo per la rottura con questa Europa e con questo capitalismo, per costruire una nuova storia comune.
È necessario che anche in Italia tornino in campo il pensiero critico, i progetti, le pratiche di un movimento politico anticapitalista di massa. Oggi questo in Italia non c’è e noi proponiamo di ricostruire partendo dal conflitto sociale.
Non ci nascondiamo le macerie che abbiamo intorno. Sinora tutti i tentativi di far emergere un progetto politico anticapitalista unitario dalle lotte sociali, civili, ambientali e per la libertà delle donne sono falliti. Questi fallimenti hanno precise responsabilità politiche, ma rimandano anche ad una questione più di fondo.
Oggi la sola lotta di classe pienamente legittimata è quella che viene dai ricchi verso i poveri, dai padroni verso gli operai, da chi ha il potere verso chi non ne ha. Tutti i bisogni, i diritti e le libertà degli oppressi sono invece contrapposti e frantumati tra loro.
Noi pensiamo che ci sia un nesso profondo fra dominio capitalistico e patriarcale, fra sfruttamento e mercificazione e che non ci siano bisogni di liberazione che possano essere sacrificati ad altri.
La dignità di chi lavora non può essere sacrificata al diritto a lavorare ed entrambi non possono venir prima del diritto alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente. Non c’è lotta sociale e ambientale che venga prima di quella per la libertà e l’autodeterminazione delle donne. Riifiutiamo ogni contrapposizione fra diritti dei nativi e dei migranti.
Il capitalismo che si proclama liberale, ancora più astutamente in questa epoca di crisi, contrappone i bisogni di liberazione degli uni a quelli degli altri tirando la coperta stretta delle libertà dal lato che più gli conviene. I giovani precari contro i genitori occupati, l’ambiente contro gli operai, i diritti delle donne contro quelli del lavoro. La risposta non è il prevalere di un interesse sugli altri, ma invece il reciproco riconoscimento su un piano di parità e la costruzione dell’unità tra i conflitti contro gli avversari comuni.
La più grave crisi economica dal dopoguerra si abbatte sull’Italia, e non ci sono vie per superarla se si resta nel campo di quel pensiero politico unico che oggi viene definito come riformismo, ma che in realtà è solo una cultura politica del meno peggio, una tecnologia del potere adottata da tutte le forze che si alternano al governo e che ha come primo obiettivo quello di impedire o sterilizzare il conflitto sociale.
La democrazia italiana è commissariata, come mostra l’istituzione del pareggio di bilancio in Costituzione votata da PD, PdL e Monti. Le scelte di fondo, politiche ed economiche, sono definite dal pilota automatico, cioè dai vincoli e dalle regole del fiscal compact e dei trattati di Maastricht e Lisbona, dal supergoverno della Troika.
Tutto questo è precipitato su una democrazia già devastata da venti anni di berlusconismo e da un contrasto subalterno ad esso, quale quello condotto dal centrosinistra e dalla grande stampa. L’antiberlusconismo ha spesso mutuato dal suo avversario i principi di fondo, quali il maggioritario e la governabilità, la centralità del mercato e il liberismo, le privatizzazioni e l’anticomunismo. A volte è sembrato che l’accusa principale a Berlusconi sia stata quella di non essere un vero liberale di destra.
Anche per queste ragioni la domanda di cambiamento e rottura in Italia si è rivolta in gran parte al M5S. Essa esprime un bisogno di rottura democratica giusto, ma insufficiente. Non ci sarà vera trasformazione democratica senza una profonda e radicale trasformazione sociale. I poteri del capitalismo globalizzato e della casta sono intrecciati tra loro in un sistema oligarchico di potere che governa anche il senso comune con i grandi mezzi di comunicazione di massa. Se non si rovescia il potere di questa oligarchia, le rotture dei privilegi della casta saranno marginali e di puro effetto mediatico, il potere vero sopravviverà e riderà di noi.
Il cambiamento non si realizzerà se la lotta contro le caste burocratiche non sarà parte di quelle contro lo sfruttamento del lavoro e la devastazione della natura, contro la mercificazione delle vite e la disuguaglianza sociale, contro il patriarcato e la violenza maschile contro le donne.
Agli inizi del nuovo secolo il grande movimento che portò alle giornate di Genova sembrava aver individuato la strada della costruzione di un soggetto politico anticapitalista di massa, nel quale tutti i conflitti potessero liberamente riconoscersi. La catastrofica esperienza della partecipazione della sinistra radicale al governo Prodi ha distrutto questo percorso.
Un soggetto anticapitalista di massa non può che essere alternativo sia al social-liberismo del centrosinistra, sia al conservatorismo del centrodestra, che in Italia ed in Europa – a volte in alternanza, a volte proprio assieme – governano con le stesse politiche economiche e sociali. I
Privatizzazioni, flessibilità e precarietà del lavoro, tagli progressivi alla scuola pubblica alle pensioni e allo stato sociale, sono scelte comuni a questi due schieramenti; come dimostra il governo Monti, che ha distrutto le pensioni e l’articolo 18 con il sostegno di entrambi e il silenzio dei grandi sindacati.
La concertazione sindacale ha accompagnato e cogestito la regressione sociale e dei diritti del lavoro. Per questo una alternativa radicale alle politiche liberiste passa anche attraverso la la lotta per restituire a lavoratrici e lavoratori un grande movimento sindacale di classe, democratico e indipendente dai partiti.
Alternativa oggi vuol dire prima di tutto NO all’Europa del fiscal compact e dell’austerità imposta dai trattati e dai loro vincoli. Bisogna dire NO ora alle missioni di guerra e alla Nato.
Alternativa oggi vuol che dopo trenta anni di politiche liberiste prima di tutto bisogna distruggere la disoccupazione di massa.
Alternativa significa il rifiuto del vincolo del debito, la nazionalizzazione e la socializzazione delle banche e delle imprese strategiche, l’istituzione di poteri democratici reali e diffusi nei luoghi di lavoro, nel territorio, nelle istituzioni. Ci vuole un piano di grandi interventi pubblici per milioni di piccole opere, cancellando tutte le TAV che distruggono ambiente e lavoro.
Alternativa significa la costruzione, la difesa, la riappropriazione e gestione sociale dei beni comuni, contro la mercificazione delle vite, dell’ambiente e della salute, della conoscenza.
Alternativa, perché bisogna riprendere la marcia verso l’eguaglianza sociale partendo dalla riduzione generalizzata degli orari di lavoro, dall’abbassamento della età della pensione, dalla cancellazione delle leggi sulla precarietà, e di quelle sullo schiavismo e la criminalizzazione dei migranti.
Alternativa perché ci vuole una grande redistribuzione della ricchezza verso il basso, con un generale ed egualitario incremento delle retribuzioni e delle pensioni più basse, e con la istituzione di un reddito minimo garantito.
Alternativa, perché nulla di tutto questo potrà essere realizzato con le vecchie classi politiche di destra e di sinistra e con l’attuale sistema di concertazione burocratica sindacale.
Alternativa, perché un movimento politico anticapitalista è necessario per ricostruire forza e unità in tutto il mondo oppresso e disperso dalla precarizzazione devastante che ha imperversato in questi venti anni.
Noi siamo con quella grande maggioranza che oggi paga la crisi, dal lavoro dipendente privato e pubblico al lavoro autonomo e parasubordinato, al precariato diffuso manuale ed intellettuale, al popolo delle grandi periferie metropolitane, agli immigrati, alle donne espulse dal lavoro e colpite dai tagli allo stato sociale.
Noi siamo con le popolazioni del Meridione, che pagano due volte la crisi e che non vogliono precipitare nella desertificazione economica e sociale, nel non lavoro, nello sfruttamento schiavistico dei migranti e nella nuova emigrazione.
Noi lottiamo per la costruzione di una rappresentanza politica che non abbia come prima e unica ragione la presenza nelle istituzioni, ma che sia strumento della ricomposizione e organizzazione conflittuale del blocco sociale degli oppressi. Nessuno si deve più vergognare e isolare per la sua povertà, solo le relazioni solidali e il conflitto rompono la solitudine.
Occorre rompere con ogni subalternità al centrosinistra, con l’opportunismo elettoralistico, ma anche con quei settarismi e quella frantumazione che hanno portato la sinistra comunista e anticapitalista italiana ad essere la più piccola e ininfluente dEuropa. Ci sono tante esperienze di sinistra alternativa che crescono in Europa. Esse ci dicono che la strada che vogliamo percorrere è praticabile, purché si abbia il coraggio di ripartire su nuove basi.
Proponiamo di costruire un movimento politico anticapitalista e libertario di donne e uomini che vogliono lottare, sulla base di un programma di alternativa economica, politica e culturale, con adesioni individuali e pratiche di democrazia realmente partecipativa, con un sistema di relazioni plurali ed aperte.Vogliamo costruire questo movimento ed il suo programma imparando dalle lotte sociali e delle esperienze concrete in atto. 


Continua a leggere il resto dell'appello
    
per aderire: http://perunmovimentoanticapitalista.wordpress.com/
Le/i promotori
Claudio Amato, militante sindacale Roma
Fabio Amato, attivista politico
Cesare Antetomaso, avvocato
Imma Barbarossa, femminista
Fulvio Beato, attivista sindacale S. Maria Capua Vetere
Sergio Bellavita, militante sindacale
Marco Benevento, rsu Alenia Thales Roma
Lina Gladys Bianconi, femminista
Carmela Bonvino, attivista sindacale Roma
Biagio Borretti, militante politico Napoli
Massimo Bortoloni, rsu Terna Lombardia
Franco Bruno, militante sindacale Napoli
Fabrizio Burattini, militante sindacale
Maria Grazia Campari, avvocata del lavoro
Sergio Cararo. attivista politico Roma
Carlo Carelli, rsu Unilever Lodi
Chiara Carratù. precaria scuola Cuneo
Mauro Casadio. attivista politico Roma
Giuseppe Catucci, militante sindacale Bari
Susi Ciolella, licenziata Alitalia
Eliana Como, militante sindacale Bergamo
Pino Commodari, funzionario Regione Calabria
Daniela Cortese, rsu Telecom Sparkle Roma
Giorgio Cremaschi, militante sindacale
Leonardo de Angelis, delegato Sistemi Informatici roma
Walter De Cesaris, militante politico
Carmine De Sio, operaio No Amianto Salerno
Domenico De Stradis, rsu FIAT Melfi
Vittoria Di Prizito, femminista insegnante
Giacomo Divizia, militante sindacale Cuneo
Nicoletta Dosio, movimento No Tav
Valerio Evangelisti, scrittore
Riccardo Faranda, avvocato del lavoro Roma
Eleonora Forenza, ricercatrice precaria, femminista
Michele Franco. attivista politico Napoli
Delia Fratucelli, delegata Poste Torino
Maurizio Fusà, delegato aziendale ASL RmB Roma
Lorenzo Giustolisi, insegnate precario Torino
Simone Grisa, militante sindacale Bergamo
Carlo Guglielmi, avvocato del lavoro Roma
Giusi Lazzaro, precaria scuola Roma
Tiziano Loreti, militante politico Bologna
Francesco Locantore, precario scuola Roma
Pasquale Loiacono, rsu Fiat Mirafiori
Valter Lorenzi, attivista politico Pisa
Aurelio Macciò, delegato Ministero della salute genova
Loredana Marino, precaria, attivista politica
Margherita Matteo, femminista Taranto
Patrizia Modesti, delegata Croce Rossa Roma
Antonio Moscato, docente storia del movimento operaio Macerata
Francesco Musumeci, medico Salerno
Alfio Nicotra, giornalista, pacifista
Gianluca Nigro, attivista antirazzista
Ferruccio Nobili, funzionario Provincia Roma
Massimo Paparella, militante sindacale Bari
Emidia Papi, militante sindacale
Tiziano Peracchi, rsu Mingazzini Parma
Francesco Piobbichi, attivista politico
Luigi Presutti, delegato assistenti traffico Roma
Ernesto Rascato, attivista politico Aversa
Giuliana Righi, militante sindacale, Bologna
Annamaria Rivera, femminista militante antirazzista
Daniela Rottoli, rsu San Raffaele Milano
Franco Russo, attivista politico Roma
Giovanni Russo Spena, attivista politico
Antonia Sani, docente, ass.ne per la democrazia costituzionale
Viviana Savino, precaria scuola Roma
Nando Simeone, militante politico
Mario Sinopoli, militante sindacale Calabria
Anita Sonego, femminista consigliera comunale Milano
Fabrizio Tomaselli, militante sindacale
Laura Tonoli, militante sindacale Brescia
Franco Turigliatto, militante politico Torino
Iacopo Venier, giornalista
Carlos Venturi, militante politico Bologna
Nico Vox, militante sindacale
Pasquale Voza, Università di Bari

lunedì 15 aprile 2013

Sinistra, l’anticapitalismo si dichiara



Venerdì, sarà resa pubblica una «dichiarazione comune» da parte di militanti politici e sindacali «per la ricostruzione di una sinistra anticapitalista». E’ un’operazione che nasce da settori del No Monti Day, la manifestazione del 27 novembre scorso che aveva aperto uno spazio pubblico per l’opposizione all’austerity “tradito” – come sarebbe toccato anche a “Cambiare si può” – dalla piega che avrebbe preso Rivoluzione civile, a sua volta soffocata nella culla da chi avrebbe voluto fare la ruota di scorta al Pd. Dopo la divaricazione dei partner di quella joint venture (De Magistris che punta a coinvolgere il Pd nella sua giunta, l’Idv verso il congresso, senza Di Pietro ma nell’alveo del centrosinistra, come la Rete di Orlando e l’Azione civile di Ingroia) per la sinistra antiliberista si è aperta una difficile stagione di ripensamento che potrebbe riservare nuovi episodi di rimescolamento. Le firme in calce alla “dichiarazione comune”, fra 48 ore, chiariranno i contorni di questo appello a ricomporre.
Sarà comunque un fine settimana intenso per tutto ciò che si muove a sinistra, fuori dal recinto del centrosinistra e del fiscal compact. Mentre Rifondazione comunista, in un albergo a Bologna, terrà sabato un seminario sul grillismo con relazioni importanti (Biorcio, Pucciarelli, Loris Caruso, Formenti, Mosca, Santoro, Varesi), Alba si interrogherà in un teatro di Firenze sulle occasioni fornite dallo sconquasso elettorale, sulla priorità di un’agenda per uscire dalla crisi e sulle tappe del percorso per un soggetto politico nuovo. Tra gli altri sono previsti contributi di Labate, Paul Ginsborg, Freccero, Bonomi, Viale, Musacchio, Baranes, Monica Pasquino, De Marzo, Formenti, Revelli, Rinaldini, Torelli.
Non distante, in un’aula universitaria, nascerà nello stesso giorno, il “Forum nazionale per una nuova finanza pubblica e sociale”, «Fuori dalla trappola del debito, riappropriamoci della ricchezza sociale!» dopo le assemblee di Roma (2 febbraio) e di Milano (16 marzo), Rivolta il debito, Attac, comitati, reti e cittadini attiveranno le campagne per l’audit locale sul debito e per la riappropriazione sociale della Cassa Depositi e Prestiti. In ordine sparso è ripartita la ricerca del “nuovo soggetto”.